Valentina

Valentina

Status: In Progress

Genre: Erotica

Details

Status: In Progress

Genre: Erotica

Summary

Valentina is a normal girl, insecure and, as you would say, a nerd.
When she meets love, however, the situation worsens and her finds herself in dangerous and unhealthy situations, and she is forced to keep them secrets.

Summary

Valentina is a normal girl, insecure and, as you would say, a nerd.
When she meets love, however, the situation worsens and her finds herself in dangerous and unhealthy situations, and she is forced to keep them secrets.

Content

Submitted: April 06, 2017

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Content

Submitted: April 06, 2017

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Tutti all’Awesome-Con

 

Valentina e MrW, il suo inseparabile peluche, si vestirono di tutto punto e, zaino in spalla, partirono per l’Awesome-Con di Washington DC.

La ragazza dal fisico esile ma tonico e atletico, tutto concentrato in un metro e sessantasei, optò per un look assai comodo, che riuscì a rendere sexy con pochi interventi: una gonna abbastanza corta da coprirle il culo e una maglietta che metteva ben in risalto le morbide colline del seno. Nonostante le orrende scarpe da ginnastica ne abbassassero drasticamente il grado, per fortuna una mano felina e delle orecchie da gattina vogliosa misero comunque in evidenza la sensualità della bella nerd.

L'Awesome-Con era una delle convention di fumetti, giochi di ruolo e cosplay più importanti dello Stato e Vale non era mai stata a un evento di quelle dimensioni, ma solo a qualche fiera locale in Italia. Appena giunta davanti all’entrata, guardando in alto, le si stampò involontariamente un sorriso sul viso. Altrettanto inconsapevolmente stava facendo girare gli sguardi di parecchi nerd che le passavano a fianco.

Valentina camminava fra i vari stand e, incantata da quell’atmosfera e dalle migliaia di persone vestite come i più famosi personaggi di film, fumetti e videogiochi, per un attimo dimenticò tutto e tutti. Solo dopo un po' notò uno dei pochi ragazzi non in costume. Indossava dei jeans aderenti che ne mettevano in risalto il sedere e una maglietta blu con il logo dei “Ghostbusters”, i famosi acchiappafantasmi degli anni '80.

La timida Valentina lo notò per i sorrisi che distribuiva e per la leggerezza con cui riusciva ad attirare l’attenzione. Iniziò così a seguirlo con lo sguardo, arrossendo ogni volta che si trovava, quasi involontariamente, a fissargli il fondoschiena. Lo seguì per un po’ nella folla, poi finalmente il giovane si sedette ad un tavolo. Per fortuna, la sedia accanto a lui era libera: lei si fece coraggio e lo raggiunse.

«Hai mai giocato a Loonacy prima d’ora?» Il ragazzo si rivolse a Vale per primo, sorprendendola.

«Ehm... a dire il vero no» rispose lei arrossendo.

«Allora è meglio se ti spiego un po’» le sorrise lui. «Io sono Andy, e tu?»

«Piacere Andy, io sono Valentina.» La ragazza quasi bisbigliò e, nonostante fossero ormai tre anni che viveva in America, le uscì un accento stranissimo e quasi non sapeva più come parlare correttamente.

«Valentina è un bel nome. Ma non sei americana, vero?» disse lui, sorridendo e con un tono amichevole per non farla sentire ulteriormente a disagio.

«No infatti, sono italiana, originaria di Padova percis… ehm, precisamente. Però vivere in America da tre anni... no, cioè... vivo in America da tre anni, per lavoro.» Valentina si vergognava da morire, lei non era una da chiacchiere senza senso: laureata a Bologna con il massimo dei voti, a meno di 35 anni aveva ottenuto un dottorato a pieni voti e poteva già vantare un discreto numero di pubblicazioni come ricercatrice in campo medico.

Non aveva mai argomenti di cui parlare, ma con quello strano e simpatico ragazzo il desiderio di trovarli ce l’aveva.

Lui, per parte sua, non era affatto indifferente al fascino semplice e involontario di Vale. E non gli erano indifferenti nemmeno quei due bei seni sodi fasciati dalla maglietta, cosa che lei, ovviamente, non notò, tutta presa a fingere di non essere super impacciata.

Andy iniziò a spiegare a Vale, ma anche ad altri due ragazzi seduti al tavolo, le regole del gioco. Ogni sguardo e sorriso di Andy però erano per Vale, quasi fosse l’unica. Lei stavolta se ne accorse e si sentì imbarazzata e al contempo molto lusingata.

Come il suo solito Valentina cercò di fare la superiore, ma era sola ormai da tanto e ricevere le attenzioni di un ragazzo simpatico e anche carino non le dispiaceva affatto.

Per le successive due ore si immerse nel nuovo gioco, tanto che alla fine lo comprò, scoprendo che l’ideatore era proprio Andy.

«Ma l’hai inventato tu allora!», esclamò con voce sorpresa e con la scatola del gioco in mano.

«Ebbene sì. Mi ci son voluti due anni, ma ne sono davvero fiero e, se non sbaglio, ti piace molto.» Andy era visibilmente contento.

«Sì, sì, mi piace tantissimo, e infatti lo compro» disse, mostrando la scatola ad Andy come fosse in posa per una foto con un sorriso stampato sul volto. «Quant’è?»

Dopo aver pagato, Valentina salutò Andy e continuò il proprio viaggio all’interno dell’Awesome-Con, attirando gli sguardi e i commenti di molti uomini.

 

Fumetti e fantasie

La scatola di Loonacy era abbandonata in un angolo ormai da più di una settimana: la routine quotidiana l’aveva relegata lì. Valentina stava cercando un libro che avrebbe dovuto riportare in biblioteca entro la settimana e, mentre imprecava ironicamente contro la sua smodata passione per la lettura che le faceva collezionare ogni sorta di libro o fumetto, rendendo affollatissima la sua libreria e ogni angolo della casa, proprio spostando alcuni volumi andò a imbattersi in essa. Un po’ annoiata aprì la scatola e ripensò a quella fantastica avventura all’Awesome-Con e, ovviamente, ad Andy.

Andy era un po’ più alto di lei, un viso solare, capelli neri lunghi, occhiali. Aveva un po’ l’aspetto del nerd, ma era affascinante e molto gentile.

Presa dai ricordi quasi si spaventò quando, dal libretto delle regole, scivolò fuori un volantino. Era la pubblicità di un negozio in cui si organizzavano partite di gruppo ogni giovedì sera. Le ci vollero alcuni minuti prima di rendersi conto che quel giorno era proprio giovedì. La speranza si animò in lei: e se anche Andy avesse frequentato quegli incontri?

Subito dopo però le prese un po’ di ansia, perché cominciò a pensare che forse si stava facendo illusioni inutili. Andy era gentile così con tutti, di sicuro. Lei era solo una cliente come gli altri, si disse. Inoltre, come si sarebbe dovuta vestire per andarci?

Dal pensarci al tuffarsi nella cabina armadio ci volle un attimo. Provò un’infinità di vestiti: uno era troppo serio, uno troppo scollato, un altro troppo semplice. Nulla sembrava andar bene. Ormai stava per rinunciare e si stava già immaginando in tuta davanti alla tv spenta, a leggere un libro, quando alla fine si decise per qualcosa di semplice: una t-shirt blu con strani disegni astratti verdi. Abbastanza nerd, ma allo stesso tempo molto sexy, perché le fasciava bene il seno mettendolo in evidenza.

Quando aprì il cassetto della biancheria dopo essersi fatta la doccia, però, si rese conto che non aveva fatto la lavatrice!

L’unica cosa che poteva mettere era un completino composto da un perizoma e un push-up nero con bordi viola ricamati. Non lo aveva messo praticamente mai, ma certo non poteva uscire senza intimo. Un trucco leggero “acqua e sapone” che metteva in risalto i luminosi occhi marrone chiaro e le labbra sottili, che parevano dipinte sul suo bel viso squadrato ma dolce, e si decise a uscire.

La mente era occupata da mille pensieri: Andy ci sarà? E cosa penserà? I dubbi e le domande si susseguivano, tanto che, tra un autobus e la metro, smise di pensare proprio davanti al negozio.

«Non posso farlo. Che cosa posso dirgli poi?» si trovò a pensare. Sembrava incantata davanti a quella porta e stava per andarsene, quando una voce familiare la fece sobbalzare.

«Ciao Valentina, che bella sorpresa!» Era Andy, che con un affabile sorriso le fece venire un brivido lungo tutta la schiena.

«Ehi...» riuscì appena a sussurrare Valentina.

«Aspetta, fammi aprire il negozio, così entriamo a scaldarci e posso offrirti un caffè» propose lui.

Valentina si sentì sprofondare: era talmente tonta da essere rimasta impalata di fronte alla porta di un negozio chiuso.

«Sinceramente non credevo di rivederti.» Nel sentire quelle parole si rese conto di quanto fosse stata scema alla convention. «Il negozio apre tra circa due ore. Pensavo di riordinare un po’ per la partita di stasera, ma visto che sei qui possiamo parlare e conoscerci meglio. All’Awsome c’era troppa gente.»

Valentina sorrise e dentro di sé sentì esplodere un mix di emozioni. Andy le piaceva, non poteva certo negarlo a sé stessa: tante volte in passato, presa dalla sua grande razionalità e dall’approccio scientifico che gli studi le avevano inculcato, aveva negato consapevolmente a sé stessa cosa provava per un uomo, ma stavolta, chissà perché, non le andava di farlo.

Entrò nel negozio e rimase a bocca aperta. Da fuori sembrava il solito bugigattolo nerd, invece una volta dentro si rese conto che era grande, ben arredato e pieno di fumetti, giochi in scatola, action figures e tantissime altre cose favolose che lei adorava.

Andy le illustrò il negozio velocemente ma con cortesia, poi la invitò a sedersi su uno sgabello dietro il bancone. Valentina sembrava un automa: era così imbarazzata che eseguiva quasi senza respirare. Poi Andy la richiamò: «Caffè?», chiese, e si presentò con due tazzone di americano bollente e un sorriso che la fece sciogliere.

Valentina era rimasta imbambolata per tutto il tempo in cui Andy le raccontava di come aveva deciso di mollare l’università e aprire il negozio alcuni anni prima. Lo ammirava: se si fosse trovata nei suoi panni, lei non ne avrebbe avuto il coraggio. Avevano tante cose in comune. Il tempo passò in un istante e poco dopo iniziarono ad arrivare clienti e giocatori per la partita.

Quando la partita iniziò Valentina si rese conto che, mentre giocava, non faceva altro che guardare Andy e sorridergli. Un paio di volte si era pure scoperta a fantasticare su un eventuale dopo partita solo lei ed Andy ed era diventata tutta rossa, ma cercò di concentrarsi sul gioco.

I minuti erano diventate ore, e le ore sembrarono minuti. Vale, persa nelle sue fantasie e nei sorrisi di Andy, quasi non si accorse che piano piano il negozio si stava svuotando.

Restavano solo un paio di ragazzi che, finita la partita, si erano messi a guardare dei fumetti e delle miniature.

Andy ne approfittò per avvicinarsi a Valentina, la abbracciò da dietro e le sussurrò all’orecchio: «Piaciuta la partita?»

«Sì... tanto» faticò a rispondere la ragazza, più rossa che mai. Poi si liberò dolcemente dall’abbraccio e si girò per guardare Andy, che ci rimase un po’ male.

«Dammi ancora qualche minuto, faccio uscire gli ultimi clienti e poi continuiamo dove ci hanno interrotti prima» si riprese Andy ammiccando.

Vale quasi non ci credeva, era senza fiato e non riuscì a dire nulla, fece solo un piccolo sorriso imbarazzato. Ad Andy piacque tantissimo.

La ragazza sospirò, poi quasi per sbaglio vide la sua immagine riflessa in uno specchio. La maglietta, per quanto innocente, le valorizzava il seno e la rendeva sexy. Poi ripensò al suo intimo: perizoma e push-up nero con bordi viola ricamati.

Di colpo la timidezza sparì. Si vide come donna, una bellissima donna, e quella situazione iniziava a intrigarla. Intorno a lei vi era un negozio, con uno specchio e tanti tavoli. Non era una camera lussuosa di un hotel cinque stelle, ma in quell’atmosfera si sentiva a suo agio e la situazione la eccitava.

Il rumore delle serrature e delle saracinesche interruppe i pensieri di Vale. Andy aveva chiuso il negozio e ora erano soli.

Il ragazzo andò verso di lei sorridendo; Vale lo vedeva sullo specchio, ma faceva finta di nulla e continuava a guardare una rivista.

A un certo punto sentì le mani del ragazzo stringerla da dietro. «Finalmente siamo soli» - le sussurrò Andy all’orecchio prima di baciarle il collo, lasciato completamente scoperto dall’ultimo drastico taglio di capelli che, partendo da un elegante caschetto, le aveva donato una testa irta di ciuffi castani sbarazzini.

Vale avvertì un brivido che le fece stendere la schiena, inarcandola all’indietro, come per meglio offrirsi ai baci di Andy. Lui non poté fare a meno di guardare allo specchio quelle splendide tette contenute a malapena in quella maglietta verde.

Non resistette e afferrò con decisione quei seni prorompenti. Un gemito uscì dalla bocca di Vale. Poi lei si girò, lo guardò sorridendo, gli si avvicinò piano e si offrì a lui con un bacio lungo e appassionato.

Vale non si riconosceva, ma quella allo specchio era proprio lei. Andy la stava spogliando frettolosamente e lei, normalmente così timida, guardava quell’uomo che tanto la desiderava allo specchio. Vedere i suoi seni nudi e la mano di lui che cercava la sua figa la fece impazzire.

Iniziò a sentirsi desiderata ed eccitata come non accadeva da tantissimo. Le piaceva, si riconosceva ora in quella donna nuda, coperta solo da mani maschili bramose di lei.

L’istinto guidò Vale, che prese la testa di Andy e lo costrinse a inginocchiarsi. La lingua del ragazzo non si fece scrupoli e leccò ogni millimetro della figa della sua amante. Prima si soffermò sulle grandi labbra, poi le socchiuse leggermente e leccò anche dentro, scoprendo un succo dolce e inebriante.

Valentina era eccitatissima e bagnata come non mai. Si disse che tutto questo le stava accadendo forse per via del tanto tempo passato dall’ultimo rapporto, forse per il fascino che Andy esercitava su di lei, o più verosimilmente per entrambe le ragioni.

A farle perdere completamente ogni freno fu lo stesso Andy. Il ragazzo si alzò e, con decisione, strinse a sé Vale e la baciò con passione. La lingua di Andy, ancora intrisa del sapore dei suoi umori, fece eccitare ancora di più Vale tanto che aprì in un attimo i pantaloni di Andy, infilò la mano e gli afferrò il cazzo con fermezza. Era già durissimo: le piaceva sentirlo pulsare tra le dita. Quasi senza rendersene conto aveva iniziato a scappellarlo lentamente e segarlo, mentre con l’altra mano stringeva i capelli di lui e lo obbligava a baciarla e ribaciarla ancora.

Alla fine tolse del tutto i pantaloni ad Andy. Quando finirono alle caviglie guardò con desiderio quel cazzo dritto, duro, pulsante e decisamente grosso. Fece un sorriso e poi piano, accarezzando il petto di Andy, scese fino a mettersi in ginocchio di fronte al suo bel membro in erezione.

Senza mai togliere lo sguardo dagli occhi di Andy, Vale prese in mano quel pezzo di marmo, aprì piano la bocca e si avvicinò. Le sue labbra si appoggiarono alla cappella rosso fuoco e la baciarono. Poi dischiuse piano la bocca, e contemporaneamente il cazzo iniziò ad entrare, senza fretta ma inesorabilmente.

Andy quasi non ci credeva. Era un sogno. Si lasciò solamente scappare un commento, quasi sussurrato: «Che pompinara!»

Vale lo sentì, ma sorrise senza commentare. Aveva altro da fare. Iniziò a massaggiare le palle gonfie mentre con la lingua giocava sulla punta della mazza.

Andy stava godendo dei massaggi di Vale, quando decise di fare l’uomo e prendere il controllo.

«Succhia!», le ordinò; poi prese la testa della ragazza iniziando a spingerla avanti e indietro, scegliendo lui il ritmo del pompino.

Vale quasi soffocava, ma non smise nemmeno per un istante di succhiare: non voleva che Andy pensasse che non fosse brava.

Le insicurezze di Vale ogni tanto venivano a galla, ma Andy non le diede il tempo di ascoltarle.

La ragazza si sentì tirare i capelli e venne alzata di forza. Un brivido di paura percorse la sua schiena, in un attimo era girata e ancora più eccitata al pensiero di quello che stava per accadere dietro di sé.

Vale sentì il cazzo di Andy che spingeva sul culo. Non lo aveva mai fatto in quel modo, ma non voleva fermarsi, non poteva.

Andy era eccitatissimo, avrebbe voluto scoparsi Vale già alla conferenza, ma non ne aveva avuto modo per tutti quei nerd e per il fatto che Vale era andata via di corsa dopo aver pagato.

Ora aveva quella donna tutta per sé, a pecorina. Le sputò sul suo fiorellino e appoggiò subito la cappella gonfia che spinse dentro per intero.

«Ahi!», si sentì.

«Vuoi che smetta?», chiese Andy, in un attimo di umanità ritrovata.

Vale non rispose: le faceva male ma aveva paura che, se avesse chiesto di fermarsi, Andy avrebbe smesso del tutto, e non voleva che tutto finisse quella sera.

Il cazzo continuava a farsi strada lentamente. Il dolore aumentava, ma anche l’eccitazione.

«Hai un culo stupendo!» ruppe il silenzio il ragazzo.

«Continua ti prego, non smettere!» Vale stessa si sorprese della supplica che uscì dalla sua bocca.

Quelle parole furono benzina sul fuoco dell’eccitazione di Andy. Le afferrò i fianchi e iniziò a spingere deciso, con forza. Diede un colpo secco e tutto il suo palo entrò nel culetto vergine di Vale.

Andy era irriconoscibile. La stava montando con forza e passione.

La cosa la eccitava. Il dolore lasciò spazio al piacere ed ogni spinta del ragazzo era un urlo di godimento.

Vale stava urlando. Era persa in una spirale di dolore misto a passione ed eccitazione. Paradossalmente, avrebbe voluto fermarsi e al contempo continuare all’infinito.

Ad un certo punto Andy strinse Vale ancora più forte sui fianchi e iniziò a scoparla così violentemente che lei dovette tenersi forte al tavolo.

Vale urlava per il piacere, Andy le sfondava letteralmente il culo. Poi la prese per i capelli e, con la voce rotta dalla passione, le disse: «Sto per venire!»

Vale sgranò gli occhi bagnati da lacrime di piacere e, inaspettatamente, si dipinse sul suo volto un piccolo sorriso.

 

Grazie davvero…

Per Valentina era il primo appuntamento vero dopo tanto tempo. Calcolò che dovessero essere passati dei mesi da quando era uscita l’ultima volta di sera, compresi i week end. A volte si era fermata con i colleghi per un aperitivo dopo il lavoro, ma quelle non erano certo da considerare uscite tra amici. Quella sera, invece, il suo Andy l’aveva invitata a cena da lui e lei voleva far colpo, quindi optò per un abbigliamento che poco lasciava all’immaginazione.

Era tanto che non lo metteva, ma il suo abito nero lucido era perfetto. Aveva un profondo spacco davanti che lasciava vedere bene le forme del seno. Un po’ si vergognava, ma era la solita Vale noiosa quella che parlava e questa volta non la volle ascoltare.

Sotto, ovviamente, niente reggiseno, ma le mutandine le voleva mettere. Ci pensò qualche istante e poi decise per un perizoma nero con inserti in pizzo. Per finire, completò il tutto con un bel paio di scarpe dal tacco a spillo.

La casa di Andy si trovava a distanza di solo alcune fermate di metro da quella di Valentina. L’isolato in cui abitava era parte di un quartiere residenziale composto da piccoli condomini e case singole dove tutti sapevano tutto dei propri vicini, perciò la ragazza si vergognava a camminare per strada con così tanti centimetri di corpo in vista, ma ormai era decisa, voleva lasciare il suo amato senza fiato.

Il buio della notte in realtà le andò in soccorso. Durante il tragitto nessuno la osservò, almeno fino a quando non salì in metro. Qui le luci mettevano in risalto le sue gambe lunghe e i seni rotondi: il viso di Vale era sempre più rosso.

Stavolta si accorgeva degli sguardi e tutti quegli occhi puntati la facevano sentire in imbarazzo, ma allo stesso tempo anche contenta perché era l’effetto che voleva. Se uomini che non la conoscevano la guardavano in quel modo, pensò, Andy sarebbe impazzito. Si ritrovò a sorridere da sola con quel pensiero in testa.

Proprio quel sorriso rapì lo sguardo di un uomo di mezza età. Alto poco più di Valentina, capelli brizzolati, jeans e maglioncino da cui si intravedeva una discreta pancetta. Il classico uomo comune che sbavava dietro a una bella ragazza. Vale si sentì ancora più in imbarazzo quando si accorse dello sguardo di quell’uomo. Poteva essere suo padre, eppure la stava spogliando con gli occhi e si era eccitato. Ormai lo sguardo di Vale era fisso sulla patta dello sconosciuto e sul cazzo che nascondeva, e solo l’interfono che nominava l’arrivo alla fermata la risvegliò.

Vale scese, ma tra l'impaccio e la solita distrazione dimenticò la sciarpa sul sedile. L’uomo se ne accorse, la prese e uscì per ridargliela. Vale camminava veloce nonostante i tacchi. Ad ogni passo il polpaccio si contraeva ed assumeva una forma perfetta: lei non se ne accorgeva, ma gli uomini che la guardavano ne restavano incantati.

Stava salendo le scale quando si sentì toccare leggermente sulla spalla. Si girò di scatto e si ritrovò di fronte l’uomo che la fissava in metro, quello a cui aveva scrutato il cazzo per più di dieci minuti.

Lui le sorrise. Non era per niente bello, ordinario in tutto e per tutto, ma il ricordo di quel cazzo che pulsava contro i jeans fece arrossire di nuovo la ragazza.

«Signorina, credo proprio che questa sia sua», disse, allungando gentilmente la sciarpa verso la ragazza.

Vale si toccò il collo e si rese conto di non avere il suo foulard.

«Ah, sì, che distratta che sono. Ero persa nei miei pensieri e quando hanno annunciato la mia fermata sono corsa fuori.»

La ragazza prese il suo accessorio, sorrise e, salutando, andò via girando l’angolo.

Aveva già dimenticato quell’uomo, tutta presa come era dal desiderio di vedere Andy, quando una mano la afferrò per il braccio.

«I giovani d’oggi sono assai maleducati» disse l’uomo. «Ricevono un aiuto e nemmeno ringraziano» continuò, mentre stringeva forte il braccio di Valentina.

Lei rimase di sasso. Si era sempre considerata educata e rispettosa, ma pensò che forse, per la fretta, poteva aver risposto male o con un tono sbagliato.

«Mi scusi davvero, è che sono di fretta per un appuntamento... Non volevo essere scortese.»

Un ghigno riempì la faccia dell’uomo che spinse la ragazza contro il muro: «Le belle ragazze si fanno sempre aspettare un po’.»

Vale raggelò. Non prevedeva di ritrovarsi in una situazione del genere e si sentì smarrita, ma poi sentì una cosa calda e turgida appoggiarsi sulla sua gamba.

L’abito era leggero e Valentina sentiva benissimo il calore del cazzo dell’uomo sulla gamba. Non sapeva che fare, riusciva solo a restare immobile.

L’uomo intanto aveva aperto lo spacco sul seno e le aveva preso un capezzolo in bocca. Vale non riuscì a proferire parola.

Avrebbe voluto urlare, ma sentì che qualcosa la tratteneva: non capiva se fosse paura o altro. Capiva di dover urlare, ma non trovava fiato per farlo.

L’uomo ormai era una furia, non si curava minimamente delle reazioni che Valentina avrebbe potuto avere. La girò con forza e la obbligò ad appoggiarsi al muro.

Lei lo fece senza reagire, e cominciò a pensare che fosse colpa sua: quell’abito, il fatto che gli aveva fissato il cazzo, poi la sciarpa dimenticata forse erano sembrati dei segni per quell’uomo.

A distoglierla da quei pensieri fu la sensazione di pienezza che avvertì poco dopo: lo sconosciuto la stava scopando come uno stallone. Lei faticava a tenersi al muro, le spinte erano così poderose che rischiava di sbatterci con la testa... ma non le importava.

Ormai Vale era in preda all’eccitazione, il suo corpo gemeva mentre la sua mente cercava di immaginarsi con il suo Andy. Dove è finita la solita Valentina razionale, dolce ragazza studiosa uscita da una famiglia per bene? si chiese esterrefatta. Il piacere la trasformava, e in modo per lei assolutamente inatteso e inaspettato.

Le spinte erano sempre più forti quando, all'improvviso, lo sentì uscire: l’uomo aveva tirato fuori il cazzo dalla sua figa ormai fradicia.

«Troietta che non sei altro, adesso ti castigo come meriti!»

Ancora una volta Vale non riuscì a rispondere, girò solo la testa e lo fissò negli occhi per alcuni istanti. Poi un forte dolore la riempì. Questa volta fu il suo io più interiore a urlare.

Nello stesso istante l’uomo sorrise, respirò profondamente e con tutta la forza che ancora aveva spinse tutto il suo palo dentro il culo della povera ragazza.

Era tutto dentro, ma non era soddisfatto. Iniziò a stantuffare nel culo di Vale, lei era dilaniata dal dolore e la cosa eccitava ancora di più quel vecchio porco. L’aveva afferrata per i fianchi, l’abito poco sopra il sedere, il perizoma solo scostato.

«Ecco cosa meritavi, lo fissavi così intensamente in metro. Sono sicuro che lo volevi. Troia!»

Nel sentire quelle parole Vale reagì in un modo inaspettato per lei: gemette di piacere. Stava sorprendentemente godendo di quella violenza. Le piaceva, e si vergognava proprio per questo. Lei doveva andare da Andy. Non erano fidanzati, in effetti, ma stavano bene insieme e si divertivano. Non aveva assolutamente il diritto di fare quello che stava facendo, non con uno sconosciuto.

Eppure godeva.

Ma l’uomo dietro di lei non voleva saperne di smettere. Continuava a scoparla come un animale, ad allargarle il suo bel culetto e il dolore ormai era sparito, lasciando posto a piacere puro.

Anche l’uomo iniziava a godere, sentiva le sue mani stringere e i colpi si facevano più intensi, profondi, ma meno ritmati. Passarono solo pochi istanti e poi iniziò a sentire ogni schizzo di seme caldo dentro di lei. Lei non venne subito, forse aveva troppi pensieri in testa, ma poco prima dell’ultima spinta fu pervasa da un piacere immenso e di nuovo il suo vero io urlò. Questa volta però era l’apice del godimento.

L’uomo ebbe la forza di una sola ed ultima spinta. Poi, si accasciò su di lei ancora con il cazzo nel suo culo. Lei lo senti praticamente senza forze, con il respiro affannoso e rotto.

Vale non sapeva che fare, poi per fortuna l’uomo si spostò. Quando si girò per sistemarsi lo vide seduto a terra affaticato, ma sorridente.

«Sei una gran bella troia. Era da tanto che non godevo in questo modo. Ora però devo riposarmi un po’» le disse con voce bassa. Lei non rispose e non lo guardò neppure, si limitò ad aggiustarsi l’abito. Stava per raccogliere la borsa quando l’uomo aggiunse «Lasciami le tue mutandine, troia! Me lo devi.».

Vale sorrise: «Ha ragione signore, mi stavo dimenticando di ringraziarla!» Nel dirlo regalò allo sconosciuto il suo perizoma prima di salutarlo.

Aveva il sorriso sulle labbra mentre camminava, poi le arrivò un messaggio.

 

TESORO, DOVE SEI?

TI STO ASPETTANDO! XXX

 

Nel leggere le parole di Andy si fermò e sprofondò in uno stato di ansia. Aveva tradito Andy, ma la cosa che veramente la stava uccidendo era che le era piaciuto.

 

Conseguenze inattese

Una tazza di caffè fumante e tanto, troppo sonno arretrato. Anche se era sabato, Valentina si era svegliata non troppo tardi e stava facendo la solita colazione. La sera prima con Andy era stata fantastica. Era tornata a casa presto però, perché lui doveva alzarsi per prendere l’aereo e recarsi a una fiera. Lei avrebbe tanto voluto seguirlo, ma il suo progetto di ricerca non le permetteva di prendere ferie all’improvviso, quindi era rimasta sola.

Le sembrava una mattina strana, non avrebbe saputo dire perché. Una mattina di quelle in cui non si sentiva del tutto sé stessa. Smarrita, andò in cucina e accese il televisore. Di solito non guardava la TV, preferiva leggere prima di iniziare con le faccende di casa, ma quel giorno era diverso.

Fece un po’ di zapping, poi si fermò sul canale del notiziario pensando che tanto valeva trarre quel poco di utile che la TV poteva offrire. Mente beveva il caffè ascoltò distrattamente le solite notizie sulla politica e lo sport.

Poi passarono alle notizie locali e dopo un paio di segnalazioni su alcune rapine nei quartieri malfamati ne diedero una che svegliò Vale e le fece quasi cadere la tazza dalle mani.

«Signore di mezza età trovato senza vita nei pressi della fermata di St. Mary. Stamattina una volante ha notato un uomo seduto vicino ad un cassonetto. Gli agenti, una volta avvicinatisi, si sono resi conto che era deceduto. Le cause della morte non sono ancora state rese note; la cosa che però ricollega questa morte ad altre è il fatto che l’uomo avesse dell’intimo femminile tra le mani…»

La giornalista continuò, ma Valentina era frastornata, tanto che non sentì subito il campanello suonare.

Spense la TV, si sedette e cominciò a pensare. Il campanello suonò di nuovo e lei trasalì.

Era ancora in pigiama, non aspettava visite a quell’ora. Cercò di calmarsi facendo qualche respiro profondo e si diresse alla porta. Guardò attraverso lo spioncino e chiese chi fosse.

«Signorina Valentina Segreti? Detective Monroe e Striker, della Polizia di Washington. Avremmo bisogno di farle alcune domande. Possiamo entrare?»

Il cuore di Valentina si fermò per un istante e le salì in gola.

Riuscì solo a dire «Ehm... sì, certo…» Poi, aprendo la porta: «Prego, entrate.»

I due poliziotti entrarono dopo aver mostrato i distintivi. Fissarono Vale, la quale indossava un pigiama aderente che metteva in risalto le forme del culo e del seno. Fu il più vecchio dei due a rompere il silenzio: «Ci scusiamo per il disturbo, signorina. Stiamo svolgendo le indagini sulla morte di Henry Donovan. Stiamo cercando di parlare con tutte le persone che riteniamo abbiano avuto modo di vedere qualcosa.»

«Capisco, ma come mai io?» Vale cercò di far apparire normale il fatto che lei non ne capisse il motivo.

I due detective si scambiarono un’occhiata mentre la ragazza li accompagnava in salotto e li invitava a sedersi.

«Signorina, lei ha un abbonamento e ieri sera ha preso la corsa alla stessa ora, sulla stessa linea su cui viaggiava Henry Donovan. Inoltre, è scesa proprio alla fermata di Saint Mary, vero?» Striker aveva un tono deciso, freddo e in qualche modo accusatorio.

Il respiro di Valentina era leggermente accelerato e i due uomini se n’erano accorti. Monroe cercò di mettere a proprio agio la ragazza «Signorina, non si preoccupi. Sono domande di routine.»

Vale fece un piccolo sorriso, poi, rendendosi conto che era ancora in pigiama, temporeggiò. «Posso chiedervi solo un attimo per cambiarmi?»

«Certo, vada pure. Noi la aspettiamo.» Monroe era gentile, a differenza del collega.

Valentina si diresse verso la camera. Una volta dentro chiuse la porta e fece un respiro profondo. Oddio, e adesso cosa faccio? Valentina stai calma, cambiati e torna di là. Cercò di autoconvincersi che non aveva nulla da temere. Si infilò un paio di yoga pants neri e una canottiera.

Mentre la ragazza era in camera, Striker guardò il collega con gli occhi sgranati. «Che cazzo fai?! Magari sta andando a cancellare delle prove. È lei la puttana che uccide i clienti. La descrizione corrisponde. E poi abbiamo le foto e le riprese.»

«Stai tranquillo giovanotto, hai visto quanto era agitata. Adesso si sarà calmata e noi la colpiamo.» Stava per iniziare una risata quando sentì i passi di Valentina che tornava.

«Bene signorina, si sieda.» Il tono di Monroe era ora diverso. «Come mai era sulla linea 2 ieri sera? Da quello che sappiamo non è il suo solito percorso.»

«Ehm... sì, ieri sera stavo andando dal mio fidanzato che abita a un isolato dalla fermata di St. Mary.» La ragazza cercò di sembrare il più sicura e tranquilla possibile.

«Quando è scesa dalla metro era sola?»

«Sì, ero sola.» Cercava di rispondere dicendo la verità, senza inventare fatti, ma solo tralasciando qualche particolare.

«Ne è proprio sicura, signorina?» insistette Monroe, che nel pronunciare quelle parole allungò alcune foto a Vale.

Valentina prese le foto. Erano dei fotogrammi tratti da un video di sorveglianza. Nel primo l’uomo era accanto a lei mentre salivano le scale. Nel secondo si vedevano lei e Henry sulle scale d’uscita della metro. Lei sorrideva mentre l’uomo le porgeva la sciarpa. In effetti in quella scena sembrava che Valentina e Henry si conoscessero.

«Signorina Segreti, come vede da quelle foto sembra che lei conoscesse l’uomo trovato morto a pochi metri dall’uscita» la incalzò Striker, stavolta con il solito tono secco e per nulla gentile.

«Non lo conoscevo. Mi stava solo dando la sciarpa che avevo dimenticato nella metro.»

Vale si alzò in piedi agitata. I leggins le fasciavano il culo sodo e il detective notò l’assenza dei contorni degli slip, a significare che non aveva le mutandine, oppure che indossava un perizoma.

A Striker non sfuggivano mai questi particolari, soprattutto su una bella donna.

I due poliziotti stavano raggiungendo il loro scopo. Sapevano che Valentina era stata l’ultima persona a vedere vivo Henry Donovan e sospettavano che fosse lei la prostituta che cercavano ormai da alcuni mesi.

Monroe decise di intervenire e, continuando ad interpretare la parte del poliziotto buono, si alzò e posò una mano sulla spalla di Vale, quasi a volerla rincuorare.

«Stia tranquilla signorina, e scusi i modi bruschi del collega. Però mi racconti tutto, perché in quella foto sembrerebbe che fra lei e il signor Donovan ci fosse qualcosa. O sbaglio?»

Vale fece un respiro profondo, si prese alcuni attimi per calmarsi e poi raccontò tutto quello che era successo. Si sentiva sporca e colpevole, ma allo stesso tempo rivivere tutto l’aveva fatta eccitare.

Per i detective si delineava uno scenario imprevisto. Dopo aver sentito il racconto di Vale si erano convinti che fosse proprio lei la persona che cercavano. Se non fosse per un particolare: la ragazza aveva ammesso che, quando se ne era andata, Donovan era ancora vivo. Si guardarono negli occhi e si capirono all’istante: era un particolare su cui potevano soprassedere.

«Signorina, ha fatto bene a confessare tutto. Si rende conto della situazione in cui si trova? Solo con questa confessione rischia dieci anni di galera per omicidio. Se invece confessa anche tutto il resto possiamo metterci una buona parola.»

«Tutto il resto? Ma vi ho detto tutto. Io non c'entro con la morte del signor Donovan. Era vivo!» Vale singhiozzava e, purtroppo per i due poliziotti, sembrava davvero sincera.

«È sicura? Secondo me lei è colpevole» ribatté Striker, sedendosi sul bordo del divano e piazzando il pacco a pochi centimetri da Valentina. Il racconto della donna e la combinazione dei leggins con quel seno lo avevano eccitato parecchio.

Valentina lo fissò di nuovo, poi guardò Monroe: «Non capisco cosa intenda il suo collega. Come vi ho già detto, quando io sono andata via il signor Donovan era vivo.»

Striker abbozzò un piccolo sorriso e non smetteva di fissare la scollatura di Valentina. Anche Monroe la fissava senza parlare e una strana luce gli si era accesa negli occhi.

«Sapevamo perfettamente cosa ha combinato in quel vicolo con il signor Donovan prima che ce lo raccontasse lei. La sua è stata solo una conferma dei nostri sospetti. Certo non capiamo come dovremmo credere che una giovane donna in forma abbia deciso spontaneamente di fare sesso in quel modo con un vecchio, peraltro malato.»

Valentina non sapeva cosa dire. Nemmeno lei non sapeva come mai non avesse reagito. Sarebbe bastato accelerare il passo o urlare.

«Lei è una bella ragazza e lui era un vecchio. Non avete nulla in comune! E poi in quel modo... Non si vergogna? Lei ha cercato modo, tempo e occasione, come le altre volte!» ribatté Monroe.

«Altre volte? Ma cosa sta dicendo? Quali altre volte?»

Valentina aveva cambiato tono, forse un po’ seccata ormai per l’atteggiamento di quei due detective. Inoltre pensava ad Andy e non voleva assolutamente che venisse a sapere qualcosa di tutta quella faccenda.

«Non faccia finta di nulla, signorina. Ormai abbiamo abbastanza prove. Però se lei fosse gentile con noi...» Il poliziotto più giovane le si parò davanti.

Vale capì cosa stava succedendo. Gli sguardi dei due uomini ormai erano comprensibili e quei sorrisi non lasciavano dubbi su cosa volevano.

Striker improvvisamente abbracciò la ragazza da dietro. «Immagina se il cornutello del tuo ragazzo venisse a scoprire questa storiella.»

Per un attimo Vale sentì le gambe crollare, ma il contatto con il poliziotto la tenne in piedi. Sentiva il rigonfiamento che le si era poggiato sul culo e l’abbraccio dell’uomo che si faceva sempre più stretto.

«Mi lasci! Cosa sta facendo? Ho i miei diritti!»

Vale cercò di divincolarsi da quella presa asfissiante, ma sembrava inutile. L’uomo la stringeva a sé e le mani iniziavano a muoversi sul suo corpo.

Monroe rimase sbalordito dalla scena che aveva davanti: conosceva Striker, ma non si aspettava quella reazione.

«Tranquillo collega, la puttana è tutta bagnata. Henry aveva solo qualche anno più di te, magari questa troietta lo fa venire anche a te un infarto.»

Striker sentì il respiro di Vale trasformarsi in un gemito ad ogni appellativo volgare e cominciò a premere il proprio bacino sul culo della giovane.

Monroe non rimase indifferente per molto. Vedere il suo collega mentre strizzava le tette di Valentina, guardare quella mano entrarle nei pantaloni e sentire quel gemito quasi involontario della donna lo fece cedere. Aprì la patta, tirò fuori il suo membro ormai duro e lo prese in mano chiudendo gli occhi.

Vale cercava ancora di liberarsi. Non poteva lasciarsi sottomettere in quel modo, non voleva permetterlo. Sentire però quel cazzo premere sul suo culo e vedere di fronte a sé un uomo che iniziava a masturbarsi la stava facendo capitolare.

«Ora, puttana, ci fai rivivere nei minimi particolari cosa è successo nel vicoletto, hai capito?»

«Voi siete pazzi. Io vi denuncio!» disse Valentina, seppure non del tutto convinta.

Striker scoppiò a ridere. Senza lasciare Vale prese un fascicolo arrotolato dalla tasca interna della giacca e lo diede e Monroe.

«Collega, leggi un po’ e dimmi se non è questa la puttanella che cerchiamo.»

Monroe prese il fascicolo. Non lo aprì neppure, sapeva perfettamente di cosa si trattava.

«Sai, cos’è? É il fascicolo di una puttana che uccide i propri clienti con il sesso. E sai la cosa buffa? Le descrizioni che abbiamo di lei sembra parlino di te. Stessi capelli, stessa corporatura. Sempre elegante.»

«Ma io…» balbettò appena Valentina.

«Lo so che non sei tu, troia» le disse Striker all’orecchio. «Ma ci vuole un attimo, una sola nostra parola, e finisci in galera insieme alle cagne come te!»

Striker spinse Vale facendola cadere in ginocchio davanti al poliziotto più anziano, che continuò: «Decidi tu. Possiamo arrestarti o dire che non sei tu quella che cerchiamo. Che cosa preferisci che facciamo?»

«Cosa?! Io sono una brava persona! Lavoro come ricercatrice al Children’s Research Institute, nessuno crederà a quello che dite!»

Striker prese la ragazza per i capelli e le sbatté in faccia il cazzo. «Magari non crederanno a noi, ma alle prove sì, vacca! Rispondi alla domanda!»

Vale lo fissò negli occhi, poi si girò e guardò per un attimo il cazzone che aveva davanti al viso.

«Va bene», mugugnò. Abbassò per un attimo lo sguardo e poi lo rialzò: era spento, diverso. «Faccio quello che volete.» Iniziò a leccare la cappella dell’anziano, che intanto sorrideva soddisfatto.

L’uomo chiuse gli occhi non appena sentì il contatto della lingua di Vale sulla cappella gonfia e tesa. Ogni leccata era un brivido e pensò che quella troia fosse proprio brava.

Striker si stava godendo la scenetta con il cazzo ormai duro. Valentina era così presa dalle leccate che si era dimenticata del secondo uomo ed ebbe un sussulto quando questi le tirò due schiaffi sul culo. Poi, sentì tirare i leggins e subito dopo ne avvertì le cuciture rompersi. Striker era violento e il suo sguardo faceva paura a Vale.

Monroe se ne accorse e prese la testa della donna. La obbligò a ingoiare di nuovo il suo cazzo e con delle spinte possenti iniziò a scoparle la bocca: «Non distrarti, pensa a succhiare, il mio amico ti farà solo godere, nei modi in cui sappiamo che ti piace!»

Vale provò a seguire quel consigliò ma si sentì la carne quasi lacerata: Striker le aveva infilato un palo caldo ed enorme nel suo culo stretto. Un misto di dolore e piacere la pervase tanto che, nonostante il cazzo di Monroe in bocca, non poté evitare di gemere come una cagna in calore.

I due uomini in quel momento capirono che la ragazza timida e insicura che aveva aperto loro la porta era sparita. Aveva lasciato il posto ad una di quelle troie che possono fare ogni porcata, una di quelle che nelle giuste condizioni si lasciano fare di tutto. Ovviamente loro ne avrebbero approfittato fine alla fine e, magari, anche oltre.

Striker, da dietro, non si fece problemi ad aumentare la forza, e a ogni affondo di quel maiale Vale si sentiva trafitta. Colpo dopo colpo il dolore era sempre più lancinante, ma era anche misto ad un piacere mai provato prima. Valentina era esterrefatta: mai si sarebbe aspettata di provare godimento nel vedersi maltrattata e umiliata. Era spaventata, ma la paura, più che da deterrente, faceva da amplificatore del piacere e aumentava il gusto del proibito.

«La puttana è proprio caliente» disse Striker, interrompendo la serie di gemiti. «É bagnatissima, perché non le facciamo un regalino, Monroe?»

Finì appena la frase, poi prese Valentina per i capelli e la costrinse ad alzarsi.

«Vieni, puttana, siediti qui» le ordinò Striker, che intanto si era sdraiato sul divano.

Vale stava in piedi a malapena, le gambe indolenzite per via delle spinte del giovane detective. Monroe si alzò e la aiutò ad accomodarsi sulle gambe del collega. Poi, prese in mano il cazzo di Striker e lo puntò sulla figa, ormai aperta e fradicia, di Vale.

«Vai collega, via libera!» disse ridendo e gustandosi quel culo aperto e arrossato.

Vale si sentì riempire la figa e si godette quel momento con gli occhi chiusi, gemendo.

Striker però non volle smettere di domarla e con maniere non troppo gentili la costrinse a piegarsi in avanti.

La ragazza ora si sentiva la figa piena di cazzo, aveva Striker che le mordeva un capezzolo e, all’improvviso, ritornò a sentirsi piena anche dietro.

Con un colpo deciso, Monroe iniziò ad incularla e lei si fece scappare un lunghissimo urlo di approvazione che sorprese i due poliziotti.

Gli uomini furono galvanizzati da quel grido e ripresero a fotterla con ancora maggior foga. Vale aveva ormai perso ogni minima forza, e, anche se non fosse stato così, non le avrebbe certo usate per scappare. Ormai era ad un passo dal godere, mancava pochissimo. Le spinte erano inarrestabili, il piacere aumentava, sempre di più.

Fu proprio durante una spinta perfettamente sincronizzata dei due cazzi che Vale si abbandonò a un piacere immenso e l’estasi la pervase completamente. Sentiva brividi percorrerle tutto il corpo.

Stava finalmente venendo, era stupendo. Era la sua prima doppia penetrazione.

«Guarda la puttana come è venuta!» urlò Monroe.

«Hai ragione, è proprio una vacca! Ma ancora non ha fatto abbastanza per meritarsi la nostra discrezione» scoppiò a ridere Striker.

Valentina ebbe un brivido di terrore. Aveva gli occhi chiusi per il piacere. Era così intenso che non si accorse che i due erano usciti da lei. Monroe da dietro la tirò e la fece cadere sul pavimento. Anche Striker si alzò e insieme al collega le si pararono davanti, i cazzi dritti e pulsanti diretti verso la ragazza sfinita.

«Adesso devi bere, se vuoi essere libera» le ordinò il vecchio.

La ragazza era completamente smarrita: si vergognava, eppure ricominciò ad eccitarsi e, con una naturalezza a lei sconosciuta, afferrò i due cazzi e iniziò a segarli e succhiarli in contemporanea.

«Ora basta, vi supplico, voglio che mi veniate in faccia!» L’aveva detto sul serio. Dirlo però la fece ripiombare nella realtà. Valentina era tornata, ma non ebbe il tempo di rendersene conto del tutto che si sentì riempire il viso di uno, due, mille schizzi caldi.

I due poliziotti le ricoprirono il viso di seme denso e dolce. Alcune gocce le caddero sulla canottiera, altre direttamente sul seno. Sentire la sborra colarle sulle guance la cambiò di nuovo e sorrise. Stava quasi per ringraziare i due detective, ma Monroe la anticipò «Bene, signorina Segreti. Direi che, per oggi, è tutto, ma torneremo per farle altre domande.»

Entrambi i poliziotti si rivestirono senza dire nulla, solo sorridendo. Vale era rimasta distesa a terra, seminuda, con la faccia ricoperta del loro piacere.

I due uomini, soddisfatti, uscirono senza nemmeno salutare e nello stesso istante Valentina scoppiò a piangere. Si rannicchiò e cercò di ripulirsi il volto con le mani. Aveva goduto come non mai.

 

Al Distretto

Vale si aggirava per casa ancora mezza addormentata. Era passata una settimana dalla visita dei due poliziotti e, piano piano, il lento corso della quotidianità aveva ripreso a fluire.

Con Andy le cose andavano discretamente, anche se ora si sentiva di nuovo sola perché lui era lontano per una delle sue solite fiere.

Armata di tazza piena fino all’orlo di caffè all'americana, stava leggendo il giornale vestita in modo sexy ma poco curato. Aveva dei calzini azzurri con delle farfalline rosa, un perizoma sempre azzurro che le metteva in risalto il culo e una maglietta bianca che le arrivava a malapena a metà sedere e che evidenziava in modo sensuale i capezzoli.

Dal giorno con i detective, anche se inconsciamente, ogni volta che leggeva il giornale cercava eventuali novità sul caso del vecchio trovato morto nel vicolo. Sapeva ormai che la colpa era sua, ma sperava che l’aver fatto la troia in quel modo e l’aver perso la propria dignità fosse almeno servito a qualcosa.

Non aveva ancora finito di fare colazione che all’improvviso il campanello la riscosse dai suoi pensieri. Si avvicinò alla porta e, quando guardò dallo spioncino, sentì le ginocchia cedere.

Erano i due detective. Cosa volevano ancora? Cosa poteva esserci di nuovo?

Mille domande cominciarono a riempire i pensieri di Vale. Quando il campanello suonò di nuovo tutto si bloccò e Vale aprì la porta con uno sguardo preoccupato e un finto sorriso di circostanza.

I due entrarono in casa senza dire nulla. A rompere il ghiaccio fu Striker che con un ghigno sentenziò: «Buongiorno signorina Segreti. Non è bello aprire la porta così svestiti, è pieno di brutti ceffi in questa città, sa?»

Vale chiuse la porta «Come, scusi?»

Anche Monroe rise di gusto e poi avvisò la ragazza: «L’indagine per la morte di Henry Donovan è a un bivio. Abbiamo due piste: una parla di malore, l’altra di violenza sessuale. Siamo qui per interrogarla ancora.»

«Ancora? Ma vi ho già detto tutto.» Vale si sentiva imbarazzatissima per come era svestita. «Posso almeno andarmi a cambiare? Torno subito.»

Striker non rispose, rise di gusto e poi afferrò la ragazza e la spinse contro il muro. «Vedo che non collabori. Non hai imparato nulla? Mi toccherà perquisirti, non vorrei fossi armata» ironizzò, e ridendo iniziò a palpare Valentina in tutta la sua intimità. Vale rimase immobile, sapeva che se avesse reagito sarebbe stato peggio.

«Guarda guarda cosa aveva la nostra puttanella nelle mutandine…» Striker girò Vale e gli mostrò una piccola pistola da donna.

«Ma... non è mia quella!»

Monroe si mostrò infastidito. «Non è sua? Eppure sono sicuro di averla trovata nelle sue mutande!» sghignazzò. «Sa cosa significa questo?»

«Una visita al nostro Distretto!» intervenne Striker, ridendo. Poi prese le manette e, leggendo i diritti a Valentina, la ammanettò.

«Vi prego, che fate? Lasciatemi vestire almeno!»

I due risero di gusto nel sentire Vale supplicarli e la spinsero di peso sul pianerottolo. Ovviamente decisero di non prendere l’ascensore, e iniziarono a percorrere le scale.

Vale piangeva e ogni volta che incrociava qualcuno si sentiva morire: prima la nonnina che aiutava sempre con le borse della spesa, poi lo studente che la spogliava con gli occhi ogni volta che la vedeva. Incontrò anche un paio di altre persone che mai le avevano rivolto la parola. L’unico che disse qualcosa fu il portiere, ma i poliziotti ridendo aprirono la portiera e fecero sparire Valentina nella loro vettura.

«Perché, perché?» continuava ad urlare Valentina, ma le uniche risposte che ottenne furono risate ancor più fragorose e qualche bell’insulto.

Arrivati alla stazione di Polizia, Vale fu depositata di peso su una vecchia sedia in legno. Ormai le lacrime si erano fermate e lei era alla mercé di tutti gli sguardi.

I poliziotti passavano e scuotevano la testa, gli altri arrestati le chiedevano quanto prendesse per una pompa, persino le poliziotte la insultavano.

Vale cercava in ogni modo di abbassare la maglietta per coprirsi, ma le manette le rendevano tutto difficile. Non parlava, guardava il pavimento con uno sguardo perso.

Un poliziotto passando le si fermò davanti. «Vergognati, puttana. Violentare un vecchio e poi ucciderlo!»

Dopo una decina di minuti Vale fu prelevata e poi sbattuta in una delle sale interrogatori.

Sembrava la scena di un film, invece era la fottuta verità e la ragazza aveva paura. Ora, oltre a Striker e Monroe, c’era anche una donna. Era alta, grassottella, tutt'altro che bella con il suo naso schiacciato da pugile e i capelli spettinati. Si avvicinò a Valentina con aria severa e, mentre indossava dei guanti, le intimò di alzarsi.

«In piedi, troia assassina!» Quella voce femminile, leggermente stridula, fece svegliare Vale da quello stato di torpore in cui si era rifugiata. Si alzò titubante.

«E ora spogliati!»

Vale rimase immobile e in silenzio.

«Agente Coperland, l’avevo avvisata che la sospetta non collabora... Proceda pure!» disse Striker.

La donna sorrise e con la forza costrinse Valentina a denudarsi di quel poco di dignità che le era rimasta, poi le fece mettere le mani contro il muro.

Proprio come era successo a casa sua si sentiva due mani frugare ovunque, solo che ora era più spaventata perché quella donna la schifava.

«Sembra pulita» affermò Coperland «ma devo ancora controllarla dentro» e prima ancora di finire la frase infilò due dita nella figa nuda di Valentina.

«Anche qui sei pulita» sussurrò la poliziotta a Vale. «Guarda…» Si tolse il guanto e lo usò per schiaffeggiare l’arrestata. Poi, con la mano libera, iniziò lentamente a controllare il culetto della sospettata che inizialmente si irrigidì ma poi, piano piano, iniziò a rilassarsi e a bagnarsi.

«Sei proprio perversa!» sentenziò Striker, che intanto si era avvicinato a Vale massaggiandosi il cazzo da sopra i pantaloni. «Perché hai ucciso quel povero vecchio, puttana?»

Valentina non rispose, si limitò a gemere. Ormai le dita della poliziotta che le trapanavano il culo erano due e le stavano provocando un vergognoso piacere, e inoltre guardare quello stronzo che si palpava sorprendentemente la eccitava.

«Sembra tutta pulita questa porca, ma voglio esserne certa al cento per cento» disse la Coperland, la cui voce si fece tremolante. Infilò dentro Vale quattro dita e piano piano provò a infilarle anche il quinto. Vale sentì qualcosa di viscido scorrerle fra le natiche: pensò fosse vaselina, l’unica coccola di quella mattina, ma poi strabuzzò gli occhi e si sentì dilaniata: probabilmente la poliziotta le aveva infilato ormai tutta la mano dentro.

Valentina stava per svenire, quando ad un tratto la mano che la possedeva si allontanò. La ragazza crollò a terra e appena guardò verso Striker si ritrovò lo schermo di un cellulare davanti al naso.

Le fecero vedere due foto, una del fisting che aveva subito e una del suo culo oscenamente aperto e sporco.

«Siete dei bastardi!» urlò Vale, ma all’improvviso sentì il cazzo di Striker entrarle in bocca. Quasi fosse un riflesso condizionato Vale iniziò a succhiare. Pensò per un attimo alla situazione e si sentì schifata da sé stessa, ma non poteva smettere. Avrebbe voluto toccare quella cappella e accarezzare le palle mentre succhiava, ma le manette glielo impedivano.

Presto ogni piccolo blocco sparì, lasciando spazio alla puttana. Aveva il cazzo di Striker in gola quando un altro iniziò a scoparle la figa da dietro. Lei non vedeva nulla. Si sentiva solamente piena.

Ad un certo punto la cappella che non vedeva puntò il suo culo sfondato. La sentì appena entrare tanto era dilatata, e sentiva Striker che, ridendo, la teneva per i capelli e le infilava quel palo duro ed enorme direttamente in gola.

Vale si sentiva soffocare, ma godeva di quel trattamento. Era una lurida puttana e si stava facendo sbattere inerme.

Mentre Striker continuava a scopare la bocca, Monroe si avvicinò con il cazzo duro in mano mentre si segava e con il telefono scattava foto e brevi video. Valentina allora si chiese di chi fosse il cazzo che cercava di romperle il culo.

Quel dubbio fece venire a Vale l'istinto di sottrarsi e per un attimo quasi ci riuscì, ma Striker le tirò un ceffone. «Non ora che sto per venire, puttana! Succhia o sarà peggio per te!»

Valentina si ricompose e succhiò con avidità. Voleva farlo schizzare in fretta per fermare tutto, e rimase schifata dal cazzo di Monroe che le si poggiò sulle guance.

Striker grugnì e scaricò il suo orgasmo dentro la bocca di Vale: la ragazza provò a togliersi quel cazzo dalla bocca, ma Monroe la bloccò e la costrinse a ingoiare tutto.

Quasi contemporaneamente Valentina sentì due mani afferrarle i fianchi e sbatterla ancora più forte. Vale tremava ma godeva e quasi perse i sensi quando il cazzo sconosciuto le eruttò tutto il suo godimento su per l’intestino.

Valentina si lasciò cadere sul pavimento, lurida e stanca. Chiuse gli occhi cercando di dimenticare, ma un pensiero la travolse: Monroe non era ancora venuto, quindi quella tortura non era finita.

Spalancò gli occhi, si guardò intorno e rimase inebetita e sorpresa: Coperland, con il cazzo moscio, stava succhiando Monroe, che in pochi attimi iniziò a schizzare in bocca al poliziotto travestito.

 

Senso d’amicizia

«Resti a disposizione, avremo sicuramente altre domande». I tre poliziotti ridevano di gusto mentre Valentina, in ginocchio, ripuliva i loro randelli silenziosamente.

Si sentiva sporca, aveva ancora le cosce imbrattate da umori e sperma, la faccia trasandata e lo sguardo perso.

Era appena stata violentata e, pur trovandosi in una stazione di Polizia, non aveva voglia di gridare aiuto. Aveva solo voglia di altro cazzo. Si sentiva perversa e stranamente eccitata dalla paura provocata da ciò che aveva appena vissuto.

I poliziotti le diedero una tuta grigia, anonima, ma che avrebbe reso evidente che era stata alla Polizia.

Aveva appena messo piede fuori dalla stazione quando il telefono squillò. Era il suo fidanzato. Vale ripiombò nella realtà, nella sua realtà, e fu invasa da un mix di sentimenti e sensazioni che la fecero quasi svenire.

Doveva rispondere però, e lo fece.

«Ciao amore» rispose, con voce stanca e bassa.

«Vale, tutto ok? Non dirmi che ancora dormivi» rise Andy.

Vale colse l’imbeccata involontaria. «Sì, ieri sera sono uscita con Jennifer e abbiamo fatto un po’ tardi. Lei non sta bene ultimamente e abbiamo chiacchierato fino a tardi... Sai, tra lei e quel coglione di Todd va sempre peggio».

La chiacchierata filava via liscia, tra una risata e l’altra, e Vale si sentiva davvero troia per come parlava con il suo fidanzato dopo essere stata scopata così duramente. Ma proprio sull’uscio di casa trovò una sorpresa.

«Lurida stronza, la finisci di metterti in mezzo?»

«Todd! Che vuoi? Torna a casa che è meglio!» Vale aveva sentito subito un forte odore di alcol e quel particolare non le fece pensare a nulla di buono.

«Jennifer vuole lasciarmi, e la colpa è solo tua che non ti fai mai i cazzi tuoi» urlava lui a squarciagola.

Vale notò che le prime vecchie impiccione del condominio dove l’istituto di ricerca le aveva trovato l’appartamento si stavano già affacciando a spiare che cosa succedesse, e dentro di sé trovò il coraggio di fare una cosa che disprezzava.

«Todd, basta urlare e dare spettacolo. Saliamo in casa e parliamone in maniera civile.»

L’uomo annui in silenzio, guardando Vale fissa negli occhi con cattiveria, e la seguì lungo le scale e pure in ascensore.

Arrivati davanti alla porta dell’appartamento Valentina ebbe un attimo di esitazione, ma lui la fece reagire: «Apri, cazzo!»

Vale deglutì lentamente, infilò la chiave nella toppa e, senza nemmeno avere il tempo per realizzare quanto stava succedendo, si ritrovò contro il muro del suo ingresso con la mano di Todd attorno al collo.

«Allora, impicciona di merda... perché non ti fai i cazzi tuoi?»

«Ma sei pazzo?! Lasciami immediatamente!» Nemmeno Vale sapeva dove trovasse quel coraggio. Forse le ultime vicende con la Polizia l’avevano effettivamente cambiata senza che nemmeno lei se ne rendesse conto.

Todd però aveva bevuto e aveva un carattere al limite della sociopatia. Non mollò Valentina, anzi strinse di più, e il viso della povera ragazza iniziò a diventare rosso per la mancanza di respiro.

«Stronza, ancora non mi hai risposto. Sei piena di sborra» biascicò, anche se lui in realtà avrebbe voluto intendere “boria” «e non rispondi. Ora ci penso io a te…»

Due schiaffi scaldarono il viso di Valentina, che cadde a terra.

Vale rimase lì: non sapeva come reagire. Non voleva istigare Todd, ma allo stesso tempo sentiva qualcosa sorgere dentro di lei, e sapeva che quel qualcosa le avrebbe fatto fare una sciocchezza, un’enorme stronzata.

«Smettila e vattene» ordinò, cercando di tagliar corto.

Una grossa risata accompagnò Todd verso Valentina. «Ho detto che ci penso io a te!», urlò, poi

prese Valentina per i capelli, la costrinse ad alzarsi e la spinse contro il tavolo.

«Fai la morale a me con Jennifer, poi ti trovo qui che puzzi di sborra mentre il tuo fidanzato ti crede innocente e fedele. Sei proprio una baldracca.» Con uno schiaffo colpì Vale sul culo e la fece sobbalzare ed eccitare.

Era piegata a novanta sul tavolo. Sperava che Todd se ne andasse, e allo stesso tempo sentiva di volere che Todd la scopasse come meritava... Ma no! Non Todd!

Vale era confusa, non capiva cosa le succedeva. Era eccitata e disgustata allo stesso tempo.

Mentre il suo cervello viaggiava si sentì calare i pantaloni, e questa volta lo schiaffo la colpì sulla pelle nuda, lasciandole emettere un piccolo e quasi impercettibile gemito.

«Sei una maiala! L’ho sempre pensato. Ti piace essere messa al posto che meriti.» Una risata e un altro schiaffo fecero tremare Valentina, che si lasciò cadere sul tavolo piegandosi sapientemente.

«Todd, per favore, te ne pentiresti...» Vale cambiò tono cercando di essere dolce e accondiscendente. «Tu vuoi bene a Jennifer, vero?»

«Proprio come tu ne vuoi al tuo fidanzato. Di chi è 'sta sborra secca, eh?» chiese, e nel porre la domanda sbatté il suo cazzo duro tutto nel culo di Vale, spaccandola in due.

Vale urlò. Non si aspettava quella reazione. Todd non era decisamente il suo tipo, ma sentirsi penetrare da quella verga così dura e nodosa la fece sorridere. Fortunatamente lui non la vide, si accorse però di quanto la figa le si stava bagnando.

«Lo senti quanto amo Jennifer? Lo senti tutto dentro di te, vacca?» Ogni volta che la chiamava in quel modo dava un colpo deciso e Vale tremava. Cosa avrebbe detto a Jennifer? Erano amiche da ormai più di dieci anni.

«Smettila di pensare, succhiacazzi» la prevenne Todd. «Jennifer non saprà mai nulla. Le dirò che ci siamo chiariti e che ora siamo amici.» Un’altra risata riempì la stanza.

Valentina non si girò per guardare in faccia Todd, non ne aveva il coraggio, però aprì le gambe di più e si afferrò le chiappe per allargarle.

L’uomo sorrise «Brava troia, brava...», commentò, e poi lo spinse dentro con tutta la forza che aveva. Le palle sbatterono sulla figa fradicia di Vale.

Todd continuò a fottere quel culo, eccitato dal comportamento di Valentina, ma non era ancora soddisfatto. La costrinse a girarsi tirandole i capelli, senza fermare quell’inculata selvaggia. «Siamo amici allora, puttana? Non sento la risposta.»

«Amici? Perché vuoi che siamo amici?» Vale non capiva, in quel momento voleva solo essere scopata. Si sentiva malissimo per quello che stava facendo nei confronti della sua amica e del suo fidanzato, però non riusciva a smettere.

«Lo voglio perché amo Jennifer, e perché tu vieni proprio bene in foto!» Todd girò il suo cellulare con le foto di quella violenta inculata e il viso di Valentina che godeva. «Eri talmente presa dalla scopata che non ti sei resa conto di nulla, vero?»

Vale ebbe un violento orgasmo, quasi istantaneo, una reazione che non si sarebbe mai aspettata.

«Allora vacca, siamo amici? Mi aiuti tu con Jennifer?»

«Sì, va bene, ma tu cancelli quelle foto!»

«Nemmeno morto! Sono il nostro contratto d’amicizia!»

Vale si sentì tirare per i capelli e sbattere a terra, in ginocchio. «Siamo intesi, puttana? O condivido le foto con chi sai tu?» Todd schiaffeggiò Valentina con il suo cazzo duro.

Vale non sapeva che le intenzioni di Todd erano ben diverse. Aveva già pensato a come guadagnare con quelle foto. Era un gran frequentatore di siti porno e sale da gioco.

Allora la ragazza annuì, e aprendo la bocca iniziò un veloce e profondo bocchino. Voleva la sborra. Voleva bere tutto.

Il desiderio di Valentina fu velocemente esaudito. Todd non resistette a lungo alle leccate di quelle labbra rosse e lucide.

Gli ci vollero solo alcuni minuti, poi prese per la nuca Vale, la spinse verso di sé e nello stesso istante iniziò a sborrare. Un getto potente arrivò direttamente nella gola della ragazza.

«Ora che siamo amici mi lasci un pochino sola? Ho bisogno di una doccia», chiese Valentina con vocina dolce e gentile, quando tutto fu finito.

Todd prese il suo uccello ormai moscio in mano e, ridendo, pisciò addosso di gusto alla ragazza.


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