Paola

Paola

Status: In Progress

Genre: Erotica

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Status: In Progress

Genre: Erotica

Summary

Paola has a monotonous life, succubus of her father, that is also her employer. She will enter in a strange and dark world, in the worst way.

Summary

Paola has a monotonous life, succubus of her father, that is also her employer. She will enter in a strange and dark world, in the worst way.

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Submitted: April 06, 2017

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Submitted: April 06, 2017

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Quella sera faceva veramente caldo. Nonostante tutte le finestre di casa fossero spalancate non entrava un filo d’aria.

Paola aveva deciso di starsene a casa, la sua nuova casa che ancora puzzava di vernice fresca. L’aveva comprata due anni prima con l’aiuto dei suoi genitori. Adorava il quartiere. Era tranquillo, allo stesso tempo isolato, ma vicino al centro.

Non aveva ancora installato i condizionatori per via di alcuni problemi con l’impianto, che però non aveva capito, e la temperatura di quella sera le stava facendo venire i rimorsi per non aver accettato l’offerta di un pinguino come soluzione temporanea.

“Starebbe malissimo con l’arredamento” aveva risposto all’idraulico.

Si era preparata una bella insalatona con avocado e arancia per cena. Aveva voglia di qualcosa di fresco e leggero. Accompagnata da un calice di vino bianco, regalo di un cliente del Natale prima.

Era seduta sul divano bianco in pelle naturale, davanti alla tv in cerca di qualcosa di interessante da vedere. Netflix non proponeva nulla di nuovo a parte qualche serie tv, ma quella sera Paola aveva voglia di un film.

Casualmente finì nella sezione documentari e attirò la sua curiosità uno speciale dal titolo “Web business: app and sex”. Aveva avuto pochi giorni prima una discussione con un’amica proprio sulla quantità enorme di siti porno che negli anni erano nati. Quando erano giovani si parlava di YouPorn, adesso invece ci sono migliaia di portali dove ragazze normali, o almeno così dicono, si mostrano in cam mentre si masturbano o altro. Il tutto guadagnando un sacco di soldi.

“Quasi quasi lo guardo, magari è interessante” si disse e lo fece partire. Purtroppo era in inglese, non un suo punto di forza, lo aveva studiato alle superiori, ma mai usato seriamente, nemmeno al lavoro. I sottotitoli erano d’aiuto, pur essendo un po’ veloci.

Il documentario raccontava la storia di alcune ragazze che avevano deciso di trasformare la loro voglia di trasgredire in un vero e proprio business. Tutte assicuravano che non avevano nulla a che vedere con l’industria del porno. Si autogestivano, ammettevano che alcune agenzie specializzate c’erano, ma che si riusciva a guadagnare bene anche facendo tutto da sole. Un paio accennavano di riuscire a guadagnare quasi cinquemila dollari al mese.

Controllò il cellulare, nessun messaggio ed erano quasi le undici. Guardò quanto mancava alla fine del documentario e dato che si trattava di una decina di minuti decise di vederlo tutto e poi sarebbe andata a letto. L’indomani l’aspettava una trasferta a Bologna per lavoro. Tutto il giorno con suo padre, nonchè capo.

Il suono stridulo e fastidioso della sveglia richiamò con violenza Paola dal mondo dei sogni. Erano le cinque e mezza, doveva fare la doccia e vestirsi. Suo padre sarebbe passato a prenderla alle sei e un quarto.

“Non ce la farò mai!” Pensò mentre infilava le ciabatte e si alzava. Si tolse il pigiama e aprì l’acqua della doccia. Prima di entrare la guardò per qualche istante soddisfatta. Le era costata quasi tre mila euro, ma ne era valsa la pena. Oltre al soffione effetto pioggia aveva altri otto getti di varie dimensioni a diverse altezze.

L’acqua scendeva piano e le accarezzava ogni centimetro. La sua pelle chiara e vellutata diventava piano piano lucida e profumata. Si stava insaponando tra le gambe e ,dopo aver constatato che era ora di fare nuovamente visita all’estetista, non appena sfiorò le labbra le si materializzò in testa l’immagine di se stessa nuda davanti ad una webcam mentre riceveva complimenti e token. I token, lo aveva imparato la sera prima, sono il denaro virtuale con cui vengono pagate le webcam girls. Quella scena la fece eccitare e il tocco leggero per insaponarsi si trasformò in carezze più decise e profonde.

Era quasi un anno che non vedeva l’ombra di un uomo. Dopo aver lasciato il suo ex aveva avuto qualche pretendente, ma nulla di che. Un paio di uscite e scopriva che erano degli idioti. Al tempo poi non sentiva così tanto il bisogno di sesso e quindi non ne aveva fatto un problema. Adesso però aveva una gran voglia di sentire un bel membro entrarle dentro con decisione. Non lo avrebbe mai ammesso, tanto meno in questi termini, ma era quello che voleva.

Il dito medio si fece strada dentro di lei muovendosi piano ma con decisione. Poi fece entrare anche l’anulare, dovette spingere un po’, era talmente fuori allenamento che anche l’elasticità del suo fiore ne aveva risentito.

Giocò con le dita per alcuni minuti, poi diresse uno dei soffioni al muro proprio tra le gambe. Le ci vollero altri pochi minuti prima di raggiungere l’orgasmo. Fu devastante, in senso buono. Aveva il fiatone e le girava la testa. Probabilmente la combinazione orgasmo e acqua calda le aveva fatto avere un calo di pressione. Si appoggiò al muro, aveva un sorriso soddisfatto sul volto, ma non se ne rendeva conto.

Finì di lavarsi e proprio mentre stava uscendo dalla doccia sentì squillare il cellulare. Corse in cucina dove lo aveva lasciato bagnando ovunque. Era suo padre. Aveva detto che le avrebbe fatto uno squillo quando partiva da casa. E non era l’unico problema: il “contrattempo” in doccia le aveva fatto dimenticare che il caffè era sul fuoco.

Risultato: una puzza atroce e il caffè bruciato. Senza considerare l’evidente ritardo.

Rinunciò a fare colazione e si precipitò in camera per vestirsi. Si infilo il perizoma nero di Intimissimi, il reggiseno con imbottitura, data la scarsa dimensione del seno. Adesso arrivava la parte più difficile: che vestiti mettere? La sera prima si era ripromessa di pensarci, ma poi come al solito se ne era dimenticata.

Tirò fuori un paio di alternative: una gonna a metà coscia elegante e aderente e un paio di pantaloni. Entrambi abbinati ad una camicetta bianca con delle righe di lavorazione verticali, almeno su questa era sicura.

Ci pensò un paio di minuti, poi optò per i pantaloni semplicemente perchè con quelli non doveva mettersi le calze. Scelse un paio di sandali neri con cinghiette sottili e tacco dodici. Adorava i tacchi e sapeva che le davano una postura più elegante.

Ebbe appena il tempo di truccarsi. Qualcosa di leggero, fresco, ma allo stesso tempo elegante e con un pizzico di sensualità, che non guasta mai. Il campanello suonò, era suo padre. Prese la borsa, il foulard a fantasia floreale, raccolse i capelli ancora un po’ umidi e corse giù.

Il sole ancora non era spuntato del tutto, suo papà stava in auto, serio, che controllava l’ora. Le fece un piccolo cenno quando aprì la porta posteriore per appoggiare la borsa.

“Scusa il ritardo, ho dormito malissimo. Non ho nemmeno fatto colazione per fare prima.” Gli disse sorridendo infilando la cintura di sicurezza. Lui, come al solito, non la badò più di tanto, ingranò la prima e partì.

Ci misero poco più di dieci minuti per arrivare alla stazione. Trovarono facilmente parcheggio e si diressero al binario.

“Non è che oggi fai cazzate perchè sei stanca, vero?” Furono le prima parole del padre. Paola ormai era abituata ad essere trattata in quel modo, ma in fondo sperava sempre in qualche complimento o almeno una piccola gratifica.

“No no stai tranquillo papà, mi sono preparata. Non preoccuparti” Cercò di rassicurarlo facendo un bel sorriso dolce. Lui non rispose, le diede il biglietto e si mise a leggere le ultime notizie economiche sul cellulare.

Il treno, stranamente, arrivò in perfetto orario. Avevano due posti in prima classe. Non erano vicini. Paola aveva il posto vicino a due uomini sui quarant’anni. Eleganti, entrambi con il portatile acceso. Dal vestito Paola si era fatta l’idea fossero avvocati o manager.

Entrambi quando la videro sorrisero e le offrirono aiuto per la borsa. Sembravano simpatici ed educati e la cose fece piacere a Paola, visto che il viaggio sarebbe durato un paio d’ore. Prese il tablet dalla borsa e si mise a rileggere i documenti che doveva imparare a memoria, almeno così le aveva praticamente ordinato suo padre.

I due uomini ogni tanto la fissavano, senza che lei se ne accorgesse, e si scambiavano battute e commenti con il cellulare. Uno, quello seduto di fronte a Paola, cercò anche di farle una foto alle gambe, ma sotto il tavolino la luce era poca e avendo lei i pantaloni non rendeva molto.

Nonostante tutto ciò lui la carico lo stesso sul suo blog. Lo aveva da più di un anno e lo scopo del sito era mostrare le donne che incontrava durante i suoi viaggi. Caricava foto e video direttamente dal cellulare dopo aver ripreso le donne che riteneva essere sexy e “scopabili” come diceva lui. Il suo collega lo aiutava ovviamente.

Avevano un discreto successo da qualche mese. Da quando aveva iniziato a scrivere anche le informazioni che ricavava chiacchierando con le donne. Questo eccitava e interessava molto i lettori del blog. Da un po’ i due avevano impostato il sito per trasmettere in streaming le riprese in diretta che facevano. Ovviamente per poter vedere lo streaming sul sito i visitatori dovevano pagare.

Paola non ne aveva idea, ma era lei la nuova protagonista designata.

Ignara di tutto continuava a leggere i documenti. Era passata già più di un’ora e il viaggio stava per arrivare a conclusione. Nessuno dei due uomini le aveva ancora rivolto la parola, ma le foto scattate erano già tante e quasi tutte già online.

“Scusa se ti disturbo. Mi chiedevo se anche tu vai alla fiera di Bologna.” Fu l’uomo accanto a lei a rompere il ghiaccio. Ovviamente lui non andava alla fiera, ma aveva notato l’intestazione sui documenti che Paola leggeva e aveva colto l’occasione, dopo aver scritto l’informazione sul sito.

Paola sollevò lo sguardo sorridendo, aveva notato che entrambi erano eleganti e carini appena li aveva visti. Posò il tablet sulle gambe “Si, come hai indovinato? Anche voi siete rappresentanti?”

“Ammetto che ho visto l’intestazione sui documenti che leggi.” Disse sorridendo. Aveva imparato che era meglio limitare le bugie quando era in quelle situazioni. “No, io e il mio collega non siamo rappresentanti, ci occupiamo di informatica e abbiamo avuto l’incarico di gestire la sicurezza informatica dei server della fiera. Come saprai sono aspetti fondamentali in fiere di questo calibro.”

Paola fece un piccolo sorriso di circostanza annuendo e l’uomo capì che di informatica quella donna così sexy non sapeva proprio nulla. Sarebbe stato un ottimo argomento per farla sentire in difetto e poter quindi approfittare di lei.

“Ma che maleducato! Non mi sono presentato. Io sono il Dottor Claudio Girotti. Lui invece è il mio collega.”

“Dottor Stefano Di Maio” intervenne l’altro allungando la mano.

Paola strinse la mano ad entrambi sorridendo.

“Io sono Paola Monin, piacere di ” fu interrotta da suo padre prima di finire la frase.

“Paola, hai finito con i documenti? Mi ha chiamato Gandolfi, devi preparare una relazione di un paio di pagine prima di arrivare. D’accordo?” Non attese nemmeno la risposta, si girò e tornò al suo posto. Paola rimase di sasso. Conosceva l’importanza dei rapporti con Gandolfi, ma Scrivere una relazione in meno di un’ora??? Come diavolo faccio???

Claudio e Stefano rimasero sorpresi tanto quanto Paola. Adesso si rendevano conto di come Paola fosse caduta in uno stato di agitazione e dopo essersi scambiati uno sguardo veloce decisero di approfittarne. Dovevano solo capire come, ma fu proprio la ragazza a dar loro una possibile soluzione.

“Scusate mio padre, nonchè capo.” Lo disse abbassando lo sguardo, poi riprese “sicuramente conoscerete le ditte Gandolfi? Sono molto importanti nel nostro campo.” I due uomini annuirono poi Claudio intervenne.

“In realtà io e Gandolfi siamo molto amici. Quindi se vuoi Paola ti aiutiamo volentieri.” A Paola si illuminarono gli occhi e un sorriso le si stampò in viso. “Però” aggiunse Claudio “in cambio dovrai accettare di cenare con noi stasera.” Lo disse con tono grave e deciso, quasi fosse un ordine, per poi scoppiare in una abilissima risata.

“Accetto!” Rispose Paola, senza sapere a cosa sarebbe andata incontro


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